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Recensione: Faune di Christiane Vadnais

Ho un vizio. Quando comincio a leggere un nuovo libro non mi informo quasi mai. Non leggo la quarta, non cerco l’autore, apro al capitolo uno e parto. Le ricerche le faccio dopo, per capire se le mie impressioni abbiano senso.

 Ma in questo caso, nel caso di Faune, non è completamente vero. Nel senso che quando questo libro mi è passato nel feed, io ho letto la quarta e sono saltata sulla sedia: climate-fiction! Questa è roba mia. Codice Edizioni è stata molto gentile a mandarmi una copia del libro. E voi direte: quindi sapevi cosa stavi per leggere. No.

 Quella che parte come una raccolta di racconti si trasforma presto in un romanzo a episodi. Uno dei primi momenti di smarrimento che ho provato durante il libro è stato proprio questo, quando mi sono accorta che quelli che avevo preso per racconti si andavano a intrecciare in una narrazione più ampia, sia nel tempo che nello spazio. Ma i momenti di smarrimento che chi legge incontra lungo questo libro sono numerosi. Chi legge weird e soprattutto chi ha letto Vandermeer si troverà forse più a suo agio, ma la sensazione di essere in precario equilibrio rimane.

 Corre voce che nei boschi di Shivering Heights le specie si diradano, alcune muoiono mentre altre si adattano a una velocità accelerata. È perduta la certezza di comprendere fino in fondo le astuzie delle volpi e lo sguardo sospettoso dei corvi; a quanto pare, tra diversi gruppi di insetti s’instaurano singolari connivenze. Ciò che un tempo era nominato, classificato, ordinato in diverse branche e sottobranche, ora risulta sconosciuto.

 Siamo a Shivering Heights, una non meglio definita località dove si trova una SPA. La natura è più che rigogliosa, entra nell’inquadratura in modo arrogante, con i suoi boschi e la sua pioggia incessante. Il rumore del fiume ingrossato è il sottofondo principale. L’atmosfera cupa, umida, che sa di foglie marce la fa da padrone e i personaggi che si muovono in questa natura sull’orlo dell’esplosione sono piccoli piccoli, con problemi piccoli piccoli, ma che a loro sembrano la fine del mondo.

 Abbiamo la workaholic in burnout protagonista dell’episodio iniziale, abbiamo la scienziata ambiziosa, abbiamo la figlia in eterna lotta con la madre, abbiamo una comunità che vive in mezzo a un lago, abbiamo dei fanatici religiosi. E sullo sfondo di queste vicende così umane la natura continua a rumoreggiare, a ondeggiare, a stringersi intorno, a ribellarsi all’inquinamento costante. E tu lettore vieni sballottato senza pietà: sei immerso in questo mondo fatto di foglie, di diluvi, di rami sferzati dal vento. Poi ti ritrovi al lago, dove una comunità vive sopra un villaggio galleggiante, decisa solo a pescare di giorno e fare festa di notte. Notte in cui è severamente vietato immergersi nelle acque del lago.

 Tutta la narrazione è attraversata da una strana carnalità. Il bosco, l’acqua, il fango avvolgono le persone, le trasformano, le cullano. Oppure le divorano, e le sputano diverse. Vengono mangiate cose che non andrebbero mangiate, vengono fatte cose che non andrebbero fatte. Non si capisce se le mutazioni che vediamo sono opera dell’evoluzione oppure dell’inquinamento.

Per me è stata una lettura breve ma molto intensa, con il finale che ha un che di liberatorio. È un libro che nonostante la stranezza porta un senso un po’ assurdo di speranza.

Christiane Vadnais, canadese, classe 1986, ci ha messo cinque anni a finire Faune, la sua opera prima. I critici la lodano, anche se non sanno in che genere incasellare il libro. Ma quello è un loro problema.

Talvolta, quando adocchia esseri sconosciuti, un vecchio desiderio la prende : nominare. Classificare il vivente. Ma ormai opta in genere per la contemplazione, così fissa con curiosità i rifelssi iridati di quella larva soffice, che si muove con ampie oscillazioni.

Lettura consigliata a chi ama il weird e la climate fiction, a chi ama essere immerso in un ambiente narrativo denso, umido e fangoso. A chi ama sentirsi confuso per il piacere di ritrovare il bandolo della matassa alla fine. A chi piace la filosofia e il farsi domande sul senso della vita.

A chi cerca l’azione un avviso. Qui ce n’è poca. Pur essendocene tanta. Succedono cose in questo libro, ma è come se si svolgessero attraverso una nebbia. I personaggi sono sempre tra il letargico e il rassegnato e quando agiscono, lo fanno come al rallentatore.

Ringrazio ancora Codice Edizioni per avermi fatto arrivare questo libro. Trovo bello che anche in Italia ci sia chi vuole far arrivare questo genere di narrazioni sperimentali. 

Il libro è acquistabile su tutti gli store online. Maggiori informazioni sul sito dell'editore.

 

Recensione: Storie della serie cremisi di Lucio Besana

Sentii l’odore umido e pietroso della platea sotterranea. Al di là del palco, il pubblico era nascosto da uno strato di oscurità granulosa prodotta dall’abbaglio delle luci di avanscena; non riuscii a distinguere le forme allineate sulle gradinate. Fui però certo, una certezza irrazionale che proveniva dall’istinto di sopravvivenza, che l’ambiente al di là del palco fosse molto più grande della platea che avevo visto entrando nel palazzo delle conferenze. Al solo pensiero delle sue dimensioni mi sentii sbiadire. Vacillai.

L’uomo alle mie spalle mi appoggiò tra le scapole una mano grande quanto un ragno australiano.
“La aspettano” disse. “Le prometto che non li deluderà.”
E detto questo mi spinse in scena.

Edizioni Hypnos è una delle prime realtà ad aver catturato la mia attenzione quando ho aperto la mia pagina Instagram dedicata alla letteratura fantastica.

Ho scoperto H.P. Lovecraft (da un romanzo del quale Hypnos prende il nome) quando andavo alle medie. Avevo trovato a casa di una mia amica “L’orrore di Dunwich” e me lo portai a casa. Fu così che scoprii la definizione di Disturbante. Sicuramente ero un’anima affine: dai Piccoli Brividi ero passata ai libri della serie dal dorso rosso della Junior Mondadori per poi cadere direttamente nel buco nero di Edgar Allan Poe (passione fortemente condivisa con mio padre).

Quindi Lovecraft fu un prosieguo logico.  

Poi arrivò la tarda adolescenza che mi buttò in uno smodato consumo di thriller e gialli con protagonista una certa anatomopatologa (scegliete voi quale).

Ma sto divagando. Dicevamo…

Hypnos è una piccola casa editrice specializzata in letteratura horror e weird, e si occupa di recuperare testi classici del fantastico e  con la collana Modern Weird  diffondere il fantastico moderno anche alle nostre latitudini.

Il primo libro della collana Modern Weird che ho letto è stato “Storie della serie cremisi” di Lucio Besana.

Si tratta di una raccolta di racconti interconnessi dal carattere weird e ambientati in un mondo distopico, tetro, polveroso e freddo.

Avete presente la moda dei backrooms, quei video dove qualcuno si introduce nei retri di spazi comunitari come hotel, centri commerciali e trova spazi troppo grandi, troppo vuoti e che danno la sensazione che qualcosa di mostruoso si annidi proprio dietro il prossimo angolo? Besana, con i suoi racconti, spesso suscita la stessa sensazione.

Dei sette racconti e cinque interludi che compongono la raccolta, quelli che mi hanno colpito in particolar modo sono sicuramente “Una stagione al Teatro della Scena Rossa”, di cui avete letto uno stralcio all’inizio, e “Veglia”.

Il primo è il racconto in prima persona di un attore che viene convocato in un teatro nel mezzo del nulla come improvvisatore. Tutto il racconto è pervaso da una sensazione di terribile presagio. Ogni personaggio, ogni spazio che il protagonista incontra è fondamentalmente sbagliato e il lettore prosegue avidamente la lettura in cerca di una spiegazione.

“Veglia” invece è un racconto semplicemente mostruoso. Comincia così: “Il giorno del funerale di sua figlia, il professore si svegliò e seppe cosa fare. Uscì di casa e si mise a scavare.”. 
Il racconto segue con morbosa attenzione l’ossessione di questo strano personaggio che continua a scavare per tutta la lunghezza della storia, con il lettore che si domanda quando si fermerà.

Insomma, Besana prende i fondamenti del weird e dell’eerie di Lovecraft e gli dà un twist moderno e spesso poetico, nel suo immergerti in un ambiente totalmente altro.

Consigliato a chi ama il disturbante, a chi pensa che gli autori italiani non siano capaci di scrivere fantastico (si dovrà ricredere, e non di poco), a chi pensa che l’horror sia morto negli anni ottanta.

 Maggiori informazioni possono essere trovate sul sito dell'editore: Edizioni Hypnos 

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