Ma parliamo di Turno di Notte, primo volume di una serie scritta da Scaglie di Rumore.
Recensione: Turno di Notte volume 1 di Scaglie di Rumore
Ma parliamo di Turno di Notte, primo volume di una serie scritta da Scaglie di Rumore.
Recensione: Faune di Christiane Vadnais
Ho un vizio. Quando comincio
a leggere un nuovo libro non mi informo quasi mai. Non leggo la quarta, non
cerco l’autore, apro al capitolo uno e parto. Le ricerche le faccio dopo, per
capire se le mie impressioni abbiano senso.
Per me è stata una lettura breve ma molto intensa, con il finale che ha un che di liberatorio. È un libro che nonostante la stranezza porta un senso un po’ assurdo di speranza.
Christiane Vadnais, canadese, classe 1986, ci ha messo cinque anni a finire Faune, la sua opera prima. I critici la lodano, anche se non sanno in che genere incasellare il libro. Ma quello è un loro problema.
Talvolta, quando
adocchia esseri sconosciuti, un vecchio desiderio la prende : nominare.
Classificare il vivente. Ma ormai opta in genere per la contemplazione, così
fissa con curiosità i rifelssi iridati di quella larva soffice, che si muove
con ampie oscillazioni.
Lettura consigliata a chi ama il weird e la climate fiction, a chi ama essere immerso in un ambiente narrativo denso, umido e fangoso. A chi ama sentirsi confuso per il piacere di ritrovare il bandolo della matassa alla fine. A chi piace la filosofia e il farsi domande sul senso della vita.
A chi cerca l’azione un avviso. Qui ce n’è poca. Pur essendocene tanta. Succedono cose in questo libro, ma è come se si svolgessero attraverso una nebbia. I personaggi sono sempre tra il letargico e il rassegnato e quando agiscono, lo fanno come al rallentatore.
Ringrazio ancora Codice Edizioni per avermi fatto arrivare questo libro. Trovo bello che anche in Italia ci sia chi vuole far arrivare questo genere di narrazioni sperimentali.
Il libro è acquistabile su tutti gli store online. Maggiori informazioni sul sito dell'editore.
Recensione: Sono Fame di Natalia Guerrieri
Pidgin Edizioni, 2022
247 pagine
Ho comprato questo libro al Salone del Libro di Torino ma sono riuscita a leggerlo solo ora.
Avevo letto l’esordio di Guerrieri,
“Non muoiono le api”, in aprile e ne avevo scritto nella newsletter. Questo romanzo
l’ho trovato più maturo, più crudo. Se “Non muoiono le api” poteva essere
ascritto alla corrente Solarpunk e che nonostante la sua atmosfera tetra aveva
una vena di speranza, qui parliamo di un romanzo completamente diverso. È un
ritratto surreale di una realtà presente.
“Mi chiamo Irene, Ho scoperto
Envoyé su internet. Si lavora quanto vuoi e dove vuoi. Mi piace un lavoro senza
vincoli. Mi piace andare in bici per la città.”
“Sei fortunata Irene, sei molto
fortunata, lo sai? Perché questo è un lavoro speciale. Essere rondine è
speciale.”
L’uomo tatuato si è fatto
avanti e di sua iniziativa ha detto, “Sono Kevin. Anche per me è così. Sono d’accordo
con quello che ha detto.”
Carlo ha alzato le mani verso
il cielo.
“Un applauso! Più forte! Più
forte!”
Io cercavo di essere più
decisa, di farmi sentire. L’impressione che avrei fatto al colloquio sarebbe
stata il mio lasciapassare per la capitale.
Questa energia da setta religiosa,
una tendenza che nella new economy si è diffusa a macchia d’olio, è stata
dipinta in modo meraviglioso dall’autrice e mi ha fatto venire i brividi.
Brividi e una stretta allo stomaco che mi hanno accompagnato per tutta la
lettura, mentre Chiara affronta una dopo l’altra porte che le si chiudono in
faccia.
Consigliato a chi vuole un libro veloce, crudele, con una
protagonista sfaccettata e un’ambientazione urbana realistica.
Sconsigliato a chi sta cercando una lettura confortevole.
Recensione: Raccontare la fine del mondo di Marco Malvestio
Raccontare la fine del mondo di Marco Malvestio è un breve saggio che parla delle diverse apocalissi raccontate dalla fantascienza. Edito da Nottetempo, il saggio è diviso in 5 grandi aree tematiche. Ogni tema contiene sia un grande archetipo delle distopie fantascientifiche, sia una lucida analisi della storia umana in relazione a quel tema.
Marco Malavestio è nato nel 1991. Lavora all’università di Padova, dove, in collaborazione con la University of North Carolina at Chapel Hill, gestisce un progetto di ricerca su fantascienza italiana ed ecologia (fonte: marcomalvestio.com).
Ma parliamo del libro.
Si parte a razzo già dall’introduzione, dove si cerca di capire cosa sia (ma soprattutto cosa non è) la fantascienza e l’Antropocene. In seguito Malvestio ci parla dell’atomo : di come la guerra fredda abbia influenzato la cultura popolare e di come l’energia atomica abbia una doppia natura, creatrice e distruttrice. Un tema anche oggi molto attuale, con una frangia di ambientalisti che insiste per un ritorno massiccio delle centrali nucleari.
Il secondo macro-tema è quello delle malattie. « Insomma, nella ricerca disperata del ‘paziente zero’ e del luogo del salto di specie si cela l’ansia di lungo corso per la contaminazione, da parte dell’Oriente e dell’indigeno (intesi in senso ampio come concetti culturali prima che geografici), del corpo sano dell’Occidente ». Qui viene approfondita un’opera di Mary Shelley, L’ultimo uomo e si parla anche di come la gestione neoliberale delle risorse causi spesso grandissimi problemi di salute pubblica.
Il terzo capitolo è dedicato all’elefante nella stanza : il cambiamento climatico. Qui si comincia a parlare di iperoggetti (un concetto che non conoscevo), ovvero « entità diffusamente distribuite nello spazio e nel tempo ». Ma si parla anche di approcci diversi rispetto alle narrazioni apocalittiche e/o distopiche come per esempio il solarpunk. Vi lascio qui il link a un cortometraggio nominato da Malvestio che mi è piaciuto molto (in inglese): https://youtu.be/iPD-mvR6C-M?feature=shared
Il quarto capitolo è stato forse il mio preferito : le piante. In questo capitolo Malvestio ci parla di come le piante, onnipresenti nel nostro ambiente, non vengano considerate, anzi nemmeno viste, dall’essere umano come agenti ambientali. Le pensiamo meno evolute e meno importanti, vivono a un ritmo completamente diverso dal nostro e non siamo abituati a pensare alle piante come veri e propri esseri viventi. Poche opere di fantascienza le hanno usate come espediente narrativo, ma sono opere visionarie.
L’ultimo capitolo parla invece del regno animale e soprattutto di specismo. Da dove viene l’idea di scrivere di animali mostruosi, di animali che si ribellano al genere umano ? Che il genere umano abbia un po’ la coda di paglia ?
È stata una lettura intensa, breve, molto scorrevole e ricchissima sia di spunti di riflessione che di opere da recuperare e contiene analisi molto puntuali su temi come il colonialismo e il post-colonialismo, lo specismo, l’agentività del non-umano. Io l’ho divorato e sono rimasta soddisfatta da quanto ho potuto imparare. Ha un taglio ambientalista e progressista e questo a me è piaciuto. Ovviamente la mia lista di letture da recuperare si è allungata a dismisura.
Leggilo se ami la saggistica scorrevole, prendere appunti furiosamente e scoprire nuovi libri da leggere.
Non leggerlo se pensi che la fantascienza non debba essere politica.
Recensione: Storie della serie cremisi di Lucio Besana
L’uomo alle mie spalle mi appoggiò tra le scapole una mano grande quanto un ragno australiano.
“La aspettano” disse. “Le prometto che non li deluderà.”
E detto questo mi spinse in scena.
Edizioni Hypnos è una delle prime realtà ad aver catturato la mia attenzione quando ho aperto la mia pagina Instagram dedicata alla letteratura fantastica.
Ho scoperto H.P. Lovecraft (da un romanzo del quale Hypnos prende il nome) quando andavo alle medie. Avevo trovato a casa di una mia amica “L’orrore di Dunwich” e me lo portai a casa. Fu così che scoprii la definizione di Disturbante. Sicuramente ero un’anima affine: dai Piccoli Brividi ero passata ai libri della serie dal dorso rosso della Junior Mondadori per poi cadere direttamente nel buco nero di Edgar Allan Poe (passione fortemente condivisa con mio padre).
Quindi Lovecraft fu un prosieguo logico.
Poi arrivò la tarda adolescenza che mi buttò in uno smodato consumo di thriller e gialli con protagonista una certa anatomopatologa (scegliete voi quale).
Ma sto divagando. Dicevamo…
Hypnos è una piccola casa editrice specializzata in letteratura horror e weird, e si occupa di recuperare testi classici del fantastico e − con la collana Modern Weird − diffondere il fantastico moderno anche alle nostre latitudini.
Il primo libro della collana Modern Weird che ho letto è stato “Storie della serie cremisi” di Lucio Besana.
Si tratta di una raccolta di racconti interconnessi dal carattere weird e ambientati in un mondo distopico, tetro, polveroso e freddo.
Avete presente la moda dei backrooms, quei video dove qualcuno si introduce nei retri di spazi comunitari come hotel, centri commerciali e trova spazi troppo grandi, troppo vuoti e che danno la sensazione che qualcosa di mostruoso si annidi proprio dietro il prossimo angolo? Besana, con i suoi racconti, spesso suscita la stessa sensazione.
Dei sette racconti e cinque interludi che compongono la raccolta, quelli che mi hanno colpito in particolar modo sono sicuramente “Una stagione al Teatro della Scena Rossa”, di cui avete letto uno stralcio all’inizio, e “Veglia”.
Il primo è il racconto in prima persona di un attore che viene convocato in un teatro nel mezzo del nulla come improvvisatore. Tutto il racconto è pervaso da una sensazione di terribile presagio. Ogni personaggio, ogni spazio che il protagonista incontra è fondamentalmente sbagliato e il lettore prosegue avidamente la lettura in cerca di una spiegazione.
“Veglia” invece è un racconto semplicemente mostruoso. Comincia così: “Il giorno del funerale di sua figlia, il professore si svegliò e seppe cosa fare. Uscì di casa e si mise a scavare.”.
Il racconto segue con morbosa attenzione l’ossessione di questo strano personaggio che continua a scavare per tutta la lunghezza della storia, con il lettore che si domanda quando si fermerà.
Insomma, Besana prende i fondamenti del weird e dell’eerie di Lovecraft e gli dà un twist moderno e spesso poetico, nel suo immergerti in un ambiente totalmente altro.
Consigliato a chi ama il disturbante, a chi pensa che gli autori italiani non siano capaci di scrivere fantastico (si dovrà ricredere, e non di poco), a chi pensa che l’horror sia morto negli anni ottanta.
Recensione: L'uomo che vedeva le mosche (e altre opere impresentabili) di Roger Munny
Dalla quarta di copertina: Si definisce pseudobiblion un libro immaginario che viene trattato come fosse reale e quindi citato come fonte o addirittura recensito. Il che è proprio quello che farò io nelle prossime righe.
Infatti, il libro in questione parla proprio di dieci opere impresentabili e dei loro autori. Personaggi assurdi che hanno scritto (o diretto) storie folli e dallo scarsissimo successo editoriale.
Clay Robson, per esempio, è il biografo di Michael Rondello,
fondatore della religione della Luce Riflessa. In questo racconto viene
ripercorsa, in maniera piuttosto asciutta, la vita di Mike the Light (Rondello
ndr.) che sembra sceneggiata da Hunter D. Thompson. Abbiamo racconti ancora più
lisergici, come “Centopiedi e tribù in New Mexico” che rientra (a mio parere)
dritto nel Weird. La lettura prosegue leggera tra alieni che danno vita a una
rivoluzione anarco-libertaria, strani libri magici indiani, l’autobiografia del
sedicente più grande musicista britannico vivente, un’isola di funghi, vampiri
albini, una Regina delle mosche (racconto che dà il titolo al libro), un monaco
buddista che diventa una guida spirituale per una comunità neonazista in
Sudamerica e infine una pellicola sperimentale infarcita di messaggi subliminali
per sovvertire la società capitalista.
L’impressione generale è che sia tutto falso, compresa la biografia dell’autore presente nell’aletta. Ma è proprio questo il bello, e mi sono divertita molto a leggere le strampalate avventure di questi personaggi presi quasi sempre a schiaffi dalla vita. Uno splendido esercizio di fantasia, con alcuni svolazzi di sincero genio e quale tocco di volgarità che condisce sapientemente il testo. Ringrazio di cuore Ammodino Edizioni, nella persona di Valentina Presti Danisi, per il regalo e spero che continuino a selezionare opere di questa caratura.
Qui potete trovare maggiori informazioni sull'opera: Ammodino Edizioni
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