Ma parliamo di Turno di Notte, primo volume di una serie scritta da Scaglie di Rumore.
Recensione: Turno di Notte volume 1 di Scaglie di Rumore
Ma parliamo di Turno di Notte, primo volume di una serie scritta da Scaglie di Rumore.
Recensione: Sono Fame di Natalia Guerrieri
Pidgin Edizioni, 2022
247 pagine
Ho comprato questo libro al Salone del Libro di Torino ma sono riuscita a leggerlo solo ora.
Avevo letto l’esordio di Guerrieri,
“Non muoiono le api”, in aprile e ne avevo scritto nella newsletter. Questo romanzo
l’ho trovato più maturo, più crudo. Se “Non muoiono le api” poteva essere
ascritto alla corrente Solarpunk e che nonostante la sua atmosfera tetra aveva
una vena di speranza, qui parliamo di un romanzo completamente diverso. È un
ritratto surreale di una realtà presente.
“Mi chiamo Irene, Ho scoperto
Envoyé su internet. Si lavora quanto vuoi e dove vuoi. Mi piace un lavoro senza
vincoli. Mi piace andare in bici per la città.”
“Sei fortunata Irene, sei molto
fortunata, lo sai? Perché questo è un lavoro speciale. Essere rondine è
speciale.”
L’uomo tatuato si è fatto
avanti e di sua iniziativa ha detto, “Sono Kevin. Anche per me è così. Sono d’accordo
con quello che ha detto.”
Carlo ha alzato le mani verso
il cielo.
“Un applauso! Più forte! Più
forte!”
Io cercavo di essere più
decisa, di farmi sentire. L’impressione che avrei fatto al colloquio sarebbe
stata il mio lasciapassare per la capitale.
Questa energia da setta religiosa,
una tendenza che nella new economy si è diffusa a macchia d’olio, è stata
dipinta in modo meraviglioso dall’autrice e mi ha fatto venire i brividi.
Brividi e una stretta allo stomaco che mi hanno accompagnato per tutta la
lettura, mentre Chiara affronta una dopo l’altra porte che le si chiudono in
faccia.
Consigliato a chi vuole un libro veloce, crudele, con una
protagonista sfaccettata e un’ambientazione urbana realistica.
Sconsigliato a chi sta cercando una lettura confortevole.
Recensione: Raccontare la fine del mondo di Marco Malvestio
Raccontare la fine del mondo di Marco Malvestio è un breve saggio che parla delle diverse apocalissi raccontate dalla fantascienza. Edito da Nottetempo, il saggio è diviso in 5 grandi aree tematiche. Ogni tema contiene sia un grande archetipo delle distopie fantascientifiche, sia una lucida analisi della storia umana in relazione a quel tema.
Marco Malavestio è nato nel 1991. Lavora all’università di Padova, dove, in collaborazione con la University of North Carolina at Chapel Hill, gestisce un progetto di ricerca su fantascienza italiana ed ecologia (fonte: marcomalvestio.com).
Ma parliamo del libro.
Si parte a razzo già dall’introduzione, dove si cerca di capire cosa sia (ma soprattutto cosa non è) la fantascienza e l’Antropocene. In seguito Malvestio ci parla dell’atomo : di come la guerra fredda abbia influenzato la cultura popolare e di come l’energia atomica abbia una doppia natura, creatrice e distruttrice. Un tema anche oggi molto attuale, con una frangia di ambientalisti che insiste per un ritorno massiccio delle centrali nucleari.
Il secondo macro-tema è quello delle malattie. « Insomma, nella ricerca disperata del ‘paziente zero’ e del luogo del salto di specie si cela l’ansia di lungo corso per la contaminazione, da parte dell’Oriente e dell’indigeno (intesi in senso ampio come concetti culturali prima che geografici), del corpo sano dell’Occidente ». Qui viene approfondita un’opera di Mary Shelley, L’ultimo uomo e si parla anche di come la gestione neoliberale delle risorse causi spesso grandissimi problemi di salute pubblica.
Il terzo capitolo è dedicato all’elefante nella stanza : il cambiamento climatico. Qui si comincia a parlare di iperoggetti (un concetto che non conoscevo), ovvero « entità diffusamente distribuite nello spazio e nel tempo ». Ma si parla anche di approcci diversi rispetto alle narrazioni apocalittiche e/o distopiche come per esempio il solarpunk. Vi lascio qui il link a un cortometraggio nominato da Malvestio che mi è piaciuto molto (in inglese): https://youtu.be/iPD-mvR6C-M?feature=shared
Il quarto capitolo è stato forse il mio preferito : le piante. In questo capitolo Malvestio ci parla di come le piante, onnipresenti nel nostro ambiente, non vengano considerate, anzi nemmeno viste, dall’essere umano come agenti ambientali. Le pensiamo meno evolute e meno importanti, vivono a un ritmo completamente diverso dal nostro e non siamo abituati a pensare alle piante come veri e propri esseri viventi. Poche opere di fantascienza le hanno usate come espediente narrativo, ma sono opere visionarie.
L’ultimo capitolo parla invece del regno animale e soprattutto di specismo. Da dove viene l’idea di scrivere di animali mostruosi, di animali che si ribellano al genere umano ? Che il genere umano abbia un po’ la coda di paglia ?
È stata una lettura intensa, breve, molto scorrevole e ricchissima sia di spunti di riflessione che di opere da recuperare e contiene analisi molto puntuali su temi come il colonialismo e il post-colonialismo, lo specismo, l’agentività del non-umano. Io l’ho divorato e sono rimasta soddisfatta da quanto ho potuto imparare. Ha un taglio ambientalista e progressista e questo a me è piaciuto. Ovviamente la mia lista di letture da recuperare si è allungata a dismisura.
Leggilo se ami la saggistica scorrevole, prendere appunti furiosamente e scoprire nuovi libri da leggere.
Non leggerlo se pensi che la fantascienza non debba essere politica.
Recensione: I Figli del Tempo di Adrian Tchaikovsky
Questo romanzo ha tutto: navi spaziali, culture aliene, intelligenze artificiali un po’ fuori controllo. Analizza con precisione chirurgica gli errori fatti in passato e i motivi per i quali probabilmente verranno commessi anche in futuro. Ma mostra anche un nuovo tipo di società, sospinto da valori diversi dalla sola conquista di nuovi territori.
Finito pochi giorni fa, è forse il miglior romanzo di fantascienza che ho letto negli ultimi anni (ma non ho ancora letto The Expanse, quindi non venitemi a fare le pulci). Il talento di questo scrittore, di formazione zoologo e psicologo, è quello di metterti nelle scarpe della cultura aliena protagonista del libro, facendoti stare pure comod*. Ho traballato sul finale convinta che finisse malissimo, invece Tchaikowsky ha trovato la soluzione più soddisfacente possibile. Se non l’avete ancora fatto, correte a leggerlo.
Post popolari
-
Benvenute creature in quello che potrebbe essere solo il primo di una lunga serie di post sulla nostalgia per il web che fu. Prima di immer...
-
Premettiamo una cosa: parlare di recensione è eccessivo. Le mie sono impressioni. Parlo delle sensazioni che mi ha lasciato un libro. Parl...
-
Quello che mi tiene connessa, ancora oggi - il vero nucleo della mia dipendenza da internet - è il piacere di sentire questo brulicare del m...